Descrizione
Una riflessione sullesilio e su un desiderio di ritorno che non vuole avverarsi. Che parla di quanti vivono lontano, e non riescono a tornare. E di tutti gli altri, che in un tempo sobillato da un inconsistente vuoto, sentono di voler tornare a casa, in una casa che però non cè più.
"Il mio paese mi piace di più; molto di più. La luce è calda, familiaree galvanizzante, che regala maggiore intensità a tutto. La vita culturale mi sembra più movimentata, interessante, mentre in nessun modo riesco ad appassionarmi a quella del paese straniero in cui abito. Sento gli amici di laggiù più affettuosi, solleciti, vicini. E laria, il clima, i cibi, le facce, tutto più caldo, gioioso, accogliente. Eppure non torno. Aspetto, indugio, procrastino. Perché?"
Cè una linea che lega i percorsi di Anna Maria Ortese, Nikolaj Gogol, James Joyce o Jean Rhys quando, lontani dalla propria terra, si confrontavano con la scrittura e la creatività. Di questi precedenti si puntella il percorso di una scrittrice italiana residente allestero, nel tentativo di venir fuori dal dilemma mentale di cui si sente prigioniera: voler ritornare, ma senza riuscirci. Una riflessione particolarmente significativa in un mondo ossessionato da ununicità geografica costruita con lidea di non dover mai perdere lorientamento. Ma il rischio, ormai, è che dovunque ci si trovi, non ci sia più alcun luogo in cui poter tornare.
- Autore: Lisa Ginzburg
- Editore:Italo Svevo
- Collana:Piccola biblioteca di letteratura inutile
- Anno edizione:2018
Pagine:71 p., Brossura
EAN:9788899028244





