Descrizione
Il punto di partenza dellanalisi che Byung-Chul Han sviluppa in questo saggio è la natura proteiforme della violenza: cambia aspetto, si adatta alla logica e alle modalità del contesto sociopolitico in cui si sviluppa e, soprattutto, agisce anche laddove sembra essere sparita. Lesame parte dalla violenza nelle sue manifestazioni macrofisiche: quella del sangue e del sacrificio, della vendetta divina, del sovrano sul sottoposto, quella senza sangue delle camere a gas, quella del terrorismo, quella del linguaggio offensivo. In questo senso essa è espressione di un eccesso di negatività: è infatti possibile esclusivamente dove cè antitesi, conflitto, tensione bipolare tra un Ego e un Alter, un Interno e un Esterno. Nellepoca odierna, con la progressiva positivizzazione della societàovvero lo smantellamento della negatività e della contrapposizione e lappiattimento delle differenzeanche la violenza sembra svanire, almeno nelle sue forme visibili, tangibili, corporee. Ma quello a cui assistiamo, sostiene il filosofo, è in realtà un suo trasferimento sul piano psichico, allinterno del soggetto. È, quella odierna, una violenza microfisica, sottocutanea, un pericoloso eccesso di positività che si manifesta in termini di sovrapprestazione, sovrapproduzione e sovracomunicazione, iperattenzione e iperattività, fondendosi e confondendosi con la sua controparte: la libertà. Nella società della prestazione il soggetto, formalmente libero, è vittima di se stesso e delle pulsioni che ha ormai introiettato. La storia della violenza, conclude Han, giunge a compimento in questa coincidenza tra carnefice e vittima, tra signore e servo, tra libertà e violenza.
- Autore: Byung-Chul Han
- Traduttore:Simone Aglan-Buttazzi
- Editore:Nottetempo
- Collana:Saggi. Figure
- Anno edizione:2020
Pagine:216 p., Brossura
Titolo originale:Topologie der Gewalt
EAN:9788874527977





