Descrizione
Questa non è una storia della canzone napoletana ma uno studio sistematico degli ingredienti utilizzati nel suo periodo aureo, tra gli ultimi decenni del diciannovesimo secolo e la prima metà del ventesimo, lunico di cui esistono testi scritti dopo secoli di tradizione orale di cui sono pervenute solo poche trascrizioni ottocentesche (di Cottrau, Florimo e dei fratelli Ricci) e oltre mezzo secolo di progressivo decadimento (salvo rare straordinarie eccezioni che hanno però un sapore antico) dal secondo dopoguerra ai nostri giorni quando ormai la sala dincisione e il disco avevano reso obsoleti gli spartiti. Che il periodo aureo o classico della canzone napoletana coincida con la sua fase scritta non può non far riflettere, dal momento che la scrittura è di per sé uno strumento compositivo che influisce in profondità sulle scelte dellartista, che si tratti di un romanzo o di una composizione musicale. Sappiamo che alcuni protagonisti di quegli anniCosta innanzituttoavevano unottima preparazione musicale, e che altriGambardella e E. A. Mario tra i più notinon ne avevano affatto e si affidavano a trascrittori retribuiti dagli editori, ma sempre la notazione scritta serviva da filtro alle idee musicali e ne condizionava la forma, oltre naturalmente a offrire agli autori la possibilità di dire di più di quanto la memoria riesce a conservare: non cè dubbio che le forme più semplici del periodo preclassico, per non parlare di quelle precedenti di cui peraltro sappiamo ancora pochissimo, siano tali anche perché il veicolo attraverso cui si tramandavano non consentiva forme, melodie e armonie complesse, pena loblio o appunto la semplificazione.
- Autore: Giorgio Ruberti
- Editore:LIM
- Collana:Quaderni del Centro Studi canzone napoletana
- Anno edizione:2016
In commercio dal:1 gennaio 2016
Pagine:XXX-115 p.
EAN:9788870968651





